mi_piace

perché non scavalcare

quei rettilinei aridi

approfondendo il passo

dentro questi oblò

..

ci si sofferma spesso

su quel tastino asettico

incorporeo assenso

che perimetra arbitri

perché non scatenatare

quel vociare

quella insinuante

catapulta pensante

oltrepassiamo le rime

di queste remore limitati

diamo sfogo alle ghiandole

saltim_banco

che sia…

incorniciata come ridicola caricatura

che limoneggio i miei artigli

su sguardi dalle svariate brizzolature

e guai all’anima serpentina

se non sviolina la sfumatura

complice di intesa

il mio “fianco”

mi è molto caro

è incastonata essenza vitale

so che spesso srotola

la mia matassa prospettica

ma quel suo

assi_metrismo stonatello

com_bacia

con la mia illogica attrazione

al suo disarmante corteggia_mento

L_In

mental_mente conversando

ho distratto il nesso pensante

in un cicalio soffuso

tra le aree intellettive

strutturali

della piattaforma

operativa_lavorativa

dando libero sfogo

a quella vena curiosetta

dai contorni passionali

che spesso riemerge incalzante

e credetemi….

non suona amaro

il maldestro accordo

instaurato nel non destar

più alcun interesse

adoro pur sempre

il pizzicorio del gioco

s_lunatica

riemerge dagli sbilenchi anfratti

una Piper arruffata_mente invaghita

s_bagliori arco_balenanti

scintille di inchiostro

tamburellano i polpastrelli

wowww…che penna dal tratto maldestro!

acrobazie danzanti

baluardi sdentati

di inquadrature calligrafiche

captano a tondeggio di archi

nebbie a riposo

distratti punti focali

accelerate di ciglia

TEMPESTA

d….come

formicolio frenetico

scorre tra le cosce

impercettibile scalpitio di umori

granelli di deserto

dai lastricati anneriti

rincorro i tratti marchiati a cuoio

dei tuoi fili argentati

scacco di sorrisi

ridesti lo scrigno voglioso

di moine nottambule

….distendo le menbra

riepi_logo

tra le dita quel nodino

una meta da raggiungere

un viaggio a ritroso

nei meandri posticci delle tue movenze

prosciugato dalla fine dell´attesa

passaggi di orizzonti

tra le frastagliate usure della mente

avrei ri_assaporato

il palpitio di quei vorticelli

ma la brina ricopre

gli angoli dei tuoi zigomi biforcuti

echeggia afono l´augurio

alla musa dei tuoi canti

e lo sguardo mio sfuocato

ora vibra su tabulati olfattivi

tr_atto

l’ importanza del parlare

dell’ascolto

il sottile solleticch_io del silenzio

il retrogusto ar_dito

di una stretta di mano

anticamera di un abbraccio

quel bacio

prolunga_mento di respiri

e la spontaneità di un sorriso

tra le lacrime

sono battiti

che nessuna tecnologia può darci

cianfrus_aglie

arriva quello spiffero brinoso

e ti ritrovi a tubare con il tuo animo

in una vertigine capovolta di punti sfuocati

quel pizzicorio sotto il naso non demorde

e le mani sussultano in piccoli fremiti di nervetti

rigetti le fondamenta del tuo essere

e di rincuora la buffa pagliacciata

intavolata da chi perseveravi a te affine

tira che ti rigira risulto sempre io

la comparsa stonata di questa operetta

ma ho smesso di credere alla cruda realtá

di mascheroni ovattati in bambagie mascoline

come artefice strampalata di me stessa

rattristo la smorfia del mio inarca_mento

ma rigenero ramificazioni in boccio

perché nonostante il rimbombo dei pensieri

si purifica a singhiozzi l´animo travagliato

e a voi….

finti osservatori di questo corpo

é un peccato che non siate riusciti

a percepire il farfallio di questa mia essenza