sten_dardo

un buffo carillon

scampanella il suo motivetto

riecheggia su pollini dorati

la tarantella di un desiderio

il divenire….mamma

costruisci il nido

tinteggi le pareti

incrostazioni opache di risate

rimane solo l ‘alonato candore

a rievocate la purezza

di quegli sguardi

vigili baluardi del tuo

incompiuto ruolo di parti

s_mentendo

adoro assaporare

il gorgogliare della trasparenza

l’etichetta sbiadita

di uno sguardo opacizzato

rigetto agli angoli

lo spigolio civettuolo maschile

e mi crogiolo nel candore tiepido

di questa mia assenza

mala_lingua

ho voglia di scopare

di spazzare ogni ragnatela

da questa assopita monella

voglio assaporare ogni centimetro

percorrere le linee di tratteggio

che delimitano i tuoi zigomi

increspature ardite

di un corpo in….delirio

IMPURA

schiz_zi di seppia

sgrani i chicchi induriti di un rosario

più volte annodato al polso

trasunto di fragranze e dispiaceri

inzuppi quel legno

levigato e incastonato tra le venuzze

implori ascolto

inginocchi l’animo

prostrato in uno sconforto unanime

troppi contrasti frastagliano la scena

troppo sangue versato ad arcobaleno

su stendardi beffardi

stiamo prosciugando la dignità

smantellando il terreno

la scorsa notte assaporavo il passaggio

di un temporale

ne sentivo la potenza invadermi le viscere

e riflettevo….un tempo andato

era rinfrescante

rigenerante il suo seppur impetuoso passo

ora lacera le radici

di questo posticcio scenario

smembra le peculiarità cube

di questa civiltà in fase di….degrado umano

s_memorie

di un passaggio calpestato

movenze maldestre

sono in uno stato di tepore traspirante

al cospetto di un amante insidioso

che debilita nel suo strisciante tragitto

le membra assopite

svuotato il macinino

di irriverenti prelibatezze

mi accingo a tirare le redini

di questo selciato goffamente percorso

sfioro le imperfezioni

attutisco il rompo della voragine

che arida_mente sta prosciugato

il volto scarnito

bisogna riequilibrare le sorti

rigettare sentenze

mai lasciar libero arbitrio ad un virus

….devo reagire e riprendermi gioco di me

fioco lamento

calza stretto il rintocco

del non adatta_mento

del chinare a capolino il percorso della linea astrale

pupazzoli da tapezzeria

in un astrattismo che ti confina agli arbori del ridicolo

dove risiede l’ unicitá individuale

ditemelo perché io intravedo

solo l’ ipocrisia di allonta_menti demarcatori

discrimin_azioni che non riesco piú a digerire

in questo contesto ridicolarizzante d’ umano

arrivederci

rimbomba strampalato un addio

meglio sorvolare sugli stati d’ animo

di questo sterile pensante

troppe emozioni rigano il volto

striature nerastre di in_espressioni statuarie

vi saluto anime candide

allieta il biancore dei vostri tratti

mentre i miei retroscena sugli abissi corporei

radicano al terreno

alla ricerca di quel tepore umano che non scorgo piú

mi_piace

perché non scavalcare

quei rettilinei aridi

approfondendo il passo

dentro questi oblò

..

ci si sofferma spesso

su quel tastino asettico

incorporeo assenso

che perimetra arbitri

perché non scatenatare

quel vociare

quella insinuante

catapulta pensante

oltrepassiamo le rime

di queste remore limitati

diamo sfogo alle ghiandole

saltim_banco

che sia…

incorniciata come ridicola caricatura

che limoneggio i miei artigli

su sguardi dalle svariate brizzolature

e guai all’anima serpentina

se non sviolina la sfumatura

complice di intesa

il mio “fianco”

mi è molto caro

è incastonata essenza vitale

so che spesso srotola

la mia matassa prospettica

ma quel suo

assi_metrismo stonatello

com_bacia

con la mia illogica attrazione

al suo disarmante corteggia_mento